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Un ambiente
naturale, intensamente pittorico, aspro e romantico insieme
determina il paesaggio di Gragnano recante ancora in tante parti il
segno di un’antica bellezza. Terra al centro dei collegamenti tra le
maggiori città storiche costiere, Gragnano ha avuto da questa sua posizione,
possibilità di incontri con stirpi e culture diverse da cui ha tratto, in
alcune fasi della sua storia, benefici apporti di civiltà, in altre violenze
di invasori e dominatori e che ha determinato un tessuto storico complesso e
mutevole, nel quale si unisce un succedersi di fatti storici di validità
diversa.
Entro
questo sistema si dispongono i ricordi d’arte che sono giunti sino a noi.
Le
Chiese
In questo
patrimonio artistico trovano senz’altro, un posto di rilievo, le numerose
chiese di importanza secolare. Esse si innalzano maestose o al centro
delle principali piazze o immerse nel verde delle zone periferiche dove sembra
inevitabile l’arresto del tempo facendo rimanere inalterate le bellezze di
un borgo medievale. La chiesa, di patronato civico ( fatta con pubblico danaro ), fu edificata sui resti di una antica cappella nella seconda metà del XVI secolo. Dedicata al Corpo di Cristo fu designata come collegiata nel 1840 da Gregorio XVI. La facciata esterna, eretta dall’architetto Ranieri è coronata da un frontone triangolare poggiante su quattro grandi paraste sormontate da capitelli corinzi ed a sinistra vi è il campanile di tre piani la cui edicola superiore fu aggiunta nel 1800. Il portale, scolpito da maestri intagliatori napoletani su legno di noce, si compone di riquadri di diversa grandezza ognuno portante una propria raffigurazione: dall’Annunciazione a Cristo Risorto, dagli Angeli in adorazione dell’Ostia all’antico stemma di Gragnano raffigurante dei ciuffi di grano. L’interno a croce latina ad una sola navata è dominato dall’imponente tela dipinta da Francesco Maria Russo, artista napoletano che ha affrescato anche la cappella San Severo a Napoli. Questa tela è tra le più grandi esistenti in Europa (oltre 400 mq) e raffigura l’esaltazione del Santissimo Sacramento. Nell’abside vi sono tre grandi tele di Giacinto Diana: “ La caduta della manna, il Trasporto dell’arca e l’Ultima cena”. Tre cappelle per lato si aprono sulla navata, adorne di stucchi seicenteschi ed altari in marmo policromo. Nella prima a sinistra vi è dipinta Maria del Carmelo con quattro santi, opera del 1628; nella seconda è rappresentata la Vergine col bambino, opera di Pompeo Landolfo del 1604 (sulla cornice è da notare lo stemma dell'antica famiglia dei Della Rocca); nella terza cappella troviamo la trasfigurazione, dipinta nel 1578 da Marco Pino da Siena, della scuola di Raffaello. Una grande arcata immette nel transetto quadrangolare su cui si aprono il presbiterio e due piccole cappelle erette nell'XIX sec., culminanti in cupole circolari e presbiteri quadrangolari. Nel transetto è posta la statua di Maria Ausiliatrice, fatta dal Citarelli nel 1849, ed un dipinto ad olio raffigurante la Sacra famiglia di Beltrano. Molto bella la cantoria d'organo, in legno intagliato a riquadri con le figure dei quattro Evangelisti e del Redentore. Un altro elemento secolare è l’importante organo, costruito verso la fine dell’800, composto da millecentosettanta canne, riccamente intarsiato e sorretto da due colonne con capitelli in stile ionico. Il principale culto venerato nella Chiesa del Corpus Domini è quello per San Sebastiano, patrono della città di Gragnano. Chiesa del CarmineLa Chiesa e l’annesso convento di Maria SS. del Carmelo vennero eretti nel XVI secolo su di un poggio dominante i torrenti di Gragnano, all'inizio della Valle dei Mulini, da Alberto Comparato, animatore fervente del culto della Madonna del Carmelo, con l’aiuto dei cittadini. Alla chiesa, di severa semplicità, si accede con un’alta scalinata di pietra lavica. L’interno ha subito alcuni restauri non appropriati che hanno appesantito la sobria armonia originaria. Sulla sinistra dell'unica navata vi è la cappella dell'Ara Pacis, dedicata ai caduti in guerra con l'elenco dei tanti giovani Gragnanesi immolatisi per la patria. Molto suggestiva è la celebrazione del 4 novembre, che qui inizia con la parte religiosa, concludendosi nella vicina piazza Mercato dove vi è il monumento ai Caduti. Vi è, inoltre, una lapide a ricordo di una messa suonata all'organo da un giovane Vincenzo Bellini.
Sull’altare maggiore vi è
un trono marmoreo che racchiude una tela raffigurante la Madonna. Un'altra
tela, di pari maestosa bellezza, raffigurante la Vergine in gloria del Severino,
arricchisce
l’intera navata: nell’adiacente convento, per lunghi anni abitato dai
frati francescani minori, vengono ora ospitate suore di origine asiatica che con grande
abnegazione ed entusiasmo mantengono viva l’antica fede per la Madonna del
Carmelo.
In occasione dei festeggiamenti annuali, in luglio, molto suggestivo è il rientro della Madonna nella Chiesa dopo la tradizionale processione per le vie cittadine. La statua mostra la Vergine, col Bambinello Gesù nella mano sinistra, poggiata su un cocchio dorato trainato dai simboli dei quattro evangelisti: l'angelo (San Matteo), il bue (San Luca), il leone (San Marco) e l'aquila (San Giovanni).
Questi emblemi sono guidati con le briglia da un angioletto posto in alto sul bordo anteriore del cocchio e rappresentano figurativamente: intelligenza (aquila), lavoro (bue), forza (leone), bellezza o bontà (angelo). Il simulacro, il cocchio, e i quattro simboli poggiano su una tavola di legno molto grande, detta carro o trono. Questo tavolato viene usato solo nel periodo della festa poichè durante l'anno la statua si trova in uno scarabattolo con pinnacoli e guglie in legno intarsiato, decorato e restaurato nel 1877. Chiesa di Sant'AgostinoQuesta chiesa del XIV secolo, fa capolino alle spalle del vecchio mulino di piazza San Leone. La chiesa è ad una navata con otto altari laterali di patronato di antiche famiglie della zona: Girace, Amato, Garofalo, Auletta, Quiroga. Subì importanti restauri nel 1680 e nel 1805. Dopo i danni causati dal terremoto del 1980, la Chiesa è stata resa agibile dai lavori di restauro operati dal parroco Don Luigi Milani. Nella Chiesa fanno capolino alcune bellissime tele, come quella raffigurante Sant’Agostino in estasi, situata alle spalle dell’altare maggiore, quella che mostra la Vergine tra Sant'Agostino, che calpesta un gigante nudo dal volto terrificante, e Santa Monica.
Un'altra tela raffigura
San Tommaso di Villanova che distribuisce l'elemosina ai poveri ed un'altra
ancora, la Sacra famiglia di San Giuseppe, dove si può osservare San Giuseppe
che tende le braccia come per ricevere il Bambino Gesù Questa Chiesa, inoltre, può vantare del possesso di statue secolari come quelle di Gesù Morto, di San Leone e di Santa Rita (queste ultime due poi ricollocate nella Chiesa di Santa Maria ad Nives). Altre statue sono quelle di Sant'Anna con la giovane Maria e di San Vincenzo, appartenuta a Vincenzo Scola, medico e sindaco di Gragnano.
Ai lati dell'altare maggiore spiccano per la loro
bellezza due stemmi nobiliari, mentre sul pavimento, sotto l'attuale Chiesa di Santa Maria ad nivesA due passi dalla Chiesa di Sant'Agostino, vi è la Chiesa di Santa Maria ad nives, sede della Parrocchia di San Leone II. Entrando nella Chiesa restaurata si rimane sorpresi da tanta armoniosa bellezza e grandiosità, così come inaspettati, quasi come se ci si trovasse in una grande sala barocca, colpiscono gli stucchi, il pavimento, la cupola e soprattutto con le 22 travi in legno, ripulite a vista, che danno il senso dell'imponenza di una struttura che si è riusciti, quasi miracolosamente, a salvare dall'oblio e dal degrado, restituendolo al culto e all'arte. Dopo il terremoto del 1980, che ne aveva minato la stabilità, gia compromessa dallo stato di abbandono, e dopo che la sede parrocchiale era stata trasferita negli anni '60 nella Chiesa di Sant'Agostino, negli anni 2000-2002 è stata restaurata e restituita al suo antico splendore. L'attuale costruzione è risalente alla seconda metà del XVI sec., ma fu edificata sui resti di una precedente chiesa, dato che esisteva come confine del convento degli Agostiniani, edificato tra il XIII e l'inizio del XIV sec.
L'attuale facciata è quella classica dello stile barocco, con ricchi stucchi
e rilievi, con due nicchie laterali, oggi vuote, ed al centro, proprio sopra
il portale, un medaglione dipinto raffigurante la Madonna su
Questa Chiesa presenta numerose
importanti opere di sopraffina fattura: in primis troviamo il bellissimo
quadro dell'artista Luca Giordano, posto sull'altare maggiore, che rappresenta
la Madonna delle Nevi con inginocchiati i Santi Pietro e Andrea; la Madonna ha
sul capo una corona a diadema e a sinistra uno scettro. Nelle nuvole si
intravede la luna. Il bambino, nudo, poggia sul ginocchio sinistro della
Madonna, che era anche indicata come Madonna della provvidenza. Alla base del
dipinto è possibile osservare un paesaggio, forse romano, dalla sagoma
di un edificio simile al Pantheon, ricoperto di neve. Sull'altare della prima
cappella a destra vi era il quadro del Trionfo di Santa Lucia, oggi perduto.
Vi verrà posizionata la tela della Madonna del Carmine o del Rosario o ancora
di Costantinopoli di anonimo artista meridionale della prima metà del '500.
Quattro Santi sono inginocchiati davanti alla Madonna su nuvole tra angeli e
cherubini
Va notato che
la Madonna non ha il solito volto da Schiavona, ma è molto simile alla
Madonna del Rosario dell'omonima tela della cattedrale di Castellammare. Molte
e pregiate sono le statue; fra le più importanti ricordiamo: la statua del
Sacro Cuore, la statua lignea della Madonna del Soccorso, molto venerata per i
suoi prodigi (si dice che allo scoppio della I guerra Santuario di Maria SS. di CostantinopoliPoche centinaia di metri separano la P.zza San Leone dal Santuario di Maria SS. di Costantinopoli, più conosciuto come l'Incoronata. La chiesetta, in posizione dominante sul nuovo ospedale di Gragnano, venne costruita in località Pozzale, nel luogo dove venne rinvenuto il quadro con l'effige della Madonna,in fondo ad un vecchio pozzo disseccato. L'anno di fondazione della prima cappella è il 1660,a devozione del sacerdote Mattia de Giovanni.Purtroppo la tela raffigurante l'immagine della Madonna fu asportata nella notte del 10 Luglio 1979, da mano sacrilega e non fu più ritrovato. Questo furto scosse gli animi di tutti i Gragnanesi che vollero, grazie ad una foto originale, riprodurre un'altra immagine che fu benedetta in solenne cerimonia nel Santuario.
Nel 1838 fu edificato il campanile della chiesa, poi rifatto nel secolo appena trascorso. L'interno a tre strette navate, ha un altare di marmi policromi. Molto bello il tabernacolo. La cupola è stata gravemente danneggiata dal terremoto del 1980. Ogni tre anni si svolgono solenni festeggiamenti in onore di Maria SS. di Costantinopoli, patrona di Gragnano, nel mese di Giugno. Chiesa di San Sebastiano e Confraternita del SS. RosarioLa chiesa di San Sebastiano o della Madonna del Rosario, eretta nel XVIII secolo, conserva suppellettili e opere d' arte dell'antica chiesa di San Giovanni, distrutta da un terremoto.
I suoi registri parrocchiali sono i più antichi della città di Gragnano. Numerose tele sugli altari di questa chiesa, di una sola e armoniosa navata, sono del pittore Giacinto Diana. Sull'altare maggiore è rappresentato il martirio di San Sebastiano. Nella sacrestia è conservato un lavabo della seconda metà del 1700, in cui l'acqua sgorga da due delfini con le code curiosamente intrecciate. Recentemente restaurata è la statua di San Sebastiano, anticamente molto venerato in quanto protettore dalla peste.
Adiacente alla chiesa vi è la Confraternita del SS.Rosario, fondata nel 1560. Anche in questa chiesa sono numerose le opere di G.Diana e purtoppo la tela della madonna del Rosario, situata sull'altare maggiore, è una copia essendo l'originale stata rubata, così come per la tela raffigurante il battesimo di Gesù. Sulla navata c'è un dipinto raffigurante la battaglia di Lepanto, opera recente. Notevoli gli antichi documenti della Congrega, ma una vera curiosità artistica e storica è rappresentata dal "baviglione", bara in oro decorata sulla quale veniva deposto il corpo dei confratelli. La Confraternita, tuttora operante con diverse centinaia di aderenti, è particolarmente attenta al tessuto sociale in cui è inserita.
Chiesa
di Santa
Maria Assunta
La chiesa romanica di Santa Maria Assunta risale, nella sua attuale configurazione, al XI secolo. Al portico a tre archi, che precede la facciata a capanna, vi si accede da una scalinata di ventiquattro gradini di pietra vesuviana. Molto delicato è il bassorilievo in marmo della piccola edicola che sovrasta il portico centrale. Sulla sinistra un colonnato di pietre precede l’antica sede dell’Arcipretura ed una cuspide in maiolica sovrasta il campanile quadrato nel quale si aprono due ordini di bifore.
L’interno di armoniche proporzioni è a tre navate con colonne disuguali con capitelli di stili diversi in quanto stucchi barocchi si sono sovrapposti all’originaria struttura romanica. Molto bello è il fonte battesimale di tavolette di sicomoro incise dello stemma dei Medici, famiglia di appartenenza di un arciprete, circondato da colonnine a spirale. Risulta come appartato dal resto della chiesa e forma un piccolo tempio sul suo fondo. Originale e misteriosa la figura in marmo di un guerriero che ha le gambe circondate da un serpente, ed un’aquila appollaiata sulla testa e che stringe in mano un papiro. Sorregge il leggio e forse faceva parte dell’ambone. Il significato di questo altorilievo dal profondo intaglio stilizzato, rude, ma dalla lettura altamente espressiva, è da ricercarsi in quello stile tipico del XII sec., che impiegava le fattezze umane e le strutture degli animali per indicare concetti e realtà soprasensibili, psicologiche o teologiche. Gli artisti utilizzarono spesso quella forma antica di linguaggio e di conoscenza, che fu alla base della comunicazione: il simbolo. L'interpretazione della scultura è mistica e affascinante: il serpente, logos cosmico, proveniente dalla terra, rappresenta la cultura cosmica, la "vis infero-sessuale", simbolo tenebroso ed istintuale , dunque, della fecondità e della generazione perenne. Ancora oggi se ne ricorda il segno nell'anello (amnis-ulus = piccolo serpente che si morde la coda) sponsale, circolare e perenne. L'uomo vestito da guerriero lotta; arresta all'altezza dell'ombelico, punto invalicabile tra materia e spirito, l'avanzata del serpente; con la mano sinistra poggiata sul cuore stringe il rotolo della Legge come scudo. L'aquila mandata dall'Alto, simbolo divino, antagonista del serpente, ghermisce l'uomo (l'umanità) affondando gli artigli sul suo capo e gli offre la possibilità di diventare figlio di Dio. Le ali aperte dell'aquila sorreggono il Vangelo di S.Giovanni, il libro del Verbo. Altre bellissime statue di pregevole fattura sono: la statua di S.Antonio; la statua in legno e stoffa dell'Assunta, che rappresenta la titolare della Basilica, ed ha un atteggiamento rapito verso il Cielo, ove fissa il suo sguardo e protende le sue braccia aperte; la statua del SS.Rosario, del tutto simile a quella dell'Assunta, ma ha un atteggiamento rivolto verso il popolo; la statua dell'Addolorata, completamente vestita di nero, il petto trafitto da una sola spada; la statua del S.Cuore, col vestito dipinto di bianco ed il manto di colore rosso ed infine la statua in legno della Pietà, ispirata alla tela del Carracci, esposta nella pinacoteca di Capodimonte.
I dipinti più importanti sono il Trittico, la più grande tela
presente nella Chiesa, che fu dipinta nel XVI sec. da Emilio Lavagnino, e che
rappresenta la Vergine con il bambino tra le braccia, e la tela dell'Assunta,
che rappresenta Maria Assunta avvolta in un grande manto verde, le mani giunte
in preghiera nell'atto di ascendere al cielo, circondata da Cherubini, e la
tela del Santo Rosario. Altra splendida caratteristica di questa Basilica è
la sua torre campanaria, ispirata a modelli moreschi, che fu costruita ben
più tardi della Chiesa: risale, infatti, al periodo che va tra la fine del
1400 e l'inizio del 1500. Al lato sinistro della chiesa si
eleva un gigantesco cipresso, vecchissimo di anni, che presenta un raro caso
di fasciazione del tronco. Un altro cipresso, più giovane, lo ritroviamo
nell’orto della chiesa, particolare perché protagonista di una leggenda: in
una notte di tempesta la cima di questo cipresso cadde nell'orto e subito mise
radice per continuare a vivere indipendente.
Le
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