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In
pieno centro storico, dietro il campanile della Chiesa del Corpus
Domini, parte la strada della Valle dei Mulini, l’antica mulattiera,
oggi lastricata in cubetti di pietra lavica, che conduceva ad Amalfi fin
dal Medioevo.
Lungo
il torrente Vernotico, che la strada costeggia, erano attivi fino al
secolo scorso 25 mulini ad acqua per la macina del grano. I più antichi
documenti riguardanti le autorizzazioni a costruire i mulini sono dal
1266 e del 1272.
I mulini ad acqua furono una delle poche invenzioni del medioevo,
anche se sporadicamente avevano fatto la loro comparsa qualche
secolo prima, e furono utilizzate dai nobili, feudatari e dalla
chiesa anche per esercitare il controllo sociale ed economico sulla
popolazione, essendo essi i proprietari delle acque e dei mulini. Non è
un caso che attorno ai mulini, sia nel il versante Amalfitano che in
quello gragnanese, sorsero notevoli attività economiche. Infatti
Gragnano crebbe di importanza fino ad essere una delle principali fonti
di approvvigionamento di farina per i forni di Napoli.
Per tale
circostanza fu coinvolta nella rivolta di Masaniello del 1647,
allorquando i gragnanesi si schierarono dalla parte dei rivoltosi contro
il viceré spagnolo. Sempre per l’ importanza strategica dei suoi
mulini, Gragnano subì altri assalti, soprattutto dai francesi. Nel 1764
nei mulini lungo la Valle furono macinati milioni di tomoli di
grano, che corrispondono a un milione e centomila quintali.
I
mulini furono poi soppiantati nell’ economia cittadina verso la fine
del settecento, ma soprattutto nell’ottocento e nei primi decenni del
novecento, dall’industria della pasta. Già
nel 1859 il numero dei mulini (28)
era stato superato dal numero delle manifatture della pasta (81). Queste
ultime, adoperando il grano duro, invece del tenero necessario per il
pane, riuscirono ad imporsi per una serie di motivi tra i quali l’
abbondanza di acqua pura, il clima leggermente ventilato e umido per la
vicinanza del mare, e non ultimo, per la bravura delle maestranze, da
secoli abituati a lavorare i derivati del grano, fino a farne un arte,
l’Arte Bianca.
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La frenetica
attività della Valle, che per circa 600 anni era stata fonte di
ricchezza, e con l’invenzione dei mulini cilindrici azionati a
vapore aveva avuto un primo rallentamento, subì nel 1869,
subito dopo l' Unità d'Italia, il tracollo, allorquando fu
imposta
la tassa sul
macinato. |
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Quest’ultima danneggiava i piccoli mulini come
quelli di Gragnano, a favore dei grandi mulini del centronord. Si
trattava infatti di una tassa che colpiva il numero dei giri della ruota
del mulino. I mulini di Gragnano erano costruiti da piccole ruote
orizzontali (reticine), e non verticali come quelli lungo i corsi
d’acqua fluviali, in quanto il Vernotico subiva sbalzi di portata
d’acqua a secondo della stagione. Con un ingegnoso sistema di
canalizzazione, ogni mulino aveva una torre di accumulo d’acqua, che
per la pressione faceva da torre piezoelettrica, fornendo tramite un
piccolo ugello di fuoriuscita sul fondo, la forza di cinetica in grado
di azionare la macina. Spesso vi era affiancata una seconda torre, che
fungeva quindi da volàno.
All’interno
del mulino vi erano due ruote in pietra, poste una sull’altra
coassialmente, collocate su di un ripiano per permettere di insaccare la
farina, che veniva spinta all’infuori da apposite scanalature presenti
sulle ruote. La bassa velocità di rotazione, con scarso sviluppo di
calore da abrasione, permetteva di conservare intatte le qualità
organolettiche del grano. I nostri mulini quindi non assomigliavano
affatto a quelli dell’iconografia classica, nella quale è l’acqua
del fiume che aziona direttamente le pale, ma erano un vero capolavoro
di ingegneria , la cui tecnica è stata certamente dagli amalfitani che
dal IX secolo al XV, hanno influenzato l’economia del versante Nord
dei Monti Lattari. Numerosi
sono tuttora i resti dei mulini, immersi e spesso coperti dalla
vegetazione, che per le caratteristiche del microclima è di una
lussureggiante prorompenza.
A
pochi chilometri dall’uscita autostradale di Castellammare e di quella
di Gragnano sulla superstrada per Sorrento, si può quindi godere di un
ambiente naturale incontaminato e ricco di reperti di archeologia
industriale.
Chi
visiterà la Valle, non potrà non raggiungere, a poche centinaia di
metri, il borgo medioevale di Castello (280 m.s.l.m.), ancora oggi
immerso in una atmosfera magica, come sospesa nel tempo, magari
acquistando dai contadini qualche prodotto naturale di rara qualità,
dal sapore antico, come le ciliegie, l’olio, il vino, i prodotti degli
orti, le nocciole, le castagne e tanto altro ancora.
Non potrà
mancare la visita alla chiesa romanica di Santa Maria Assunta,
antica di mille anni, e del retrostante Castello,
fatto costruire
nella seconda parte del XI secolo da Roberto il Guiscardo, il
principe normanno, che impadronendosi con
l’astuzia della signoria di Amalfi, diede ordine di costruire altri 4
castelli, tra cui appunto quello di Gragnano, sul punto più alto di un
borgo fortificato da tempo, per meglio difendere il ducato dalle mire
dei longobardi.
Oggi
la Valle dei Mulini è al centro di un dibattito culturale e di un
rinnovato interesse sia per la sua conservazione per la sua
valorizzazione, rappresentando per Gragnano una valida opportunità di
sviluppo.
note e foto
di Giuseppe Di Massa
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