Derivazione del nome

Le invasioni barbariche 

Il Castello 

I Longobardi ed i Musulmani 

Annessione ad Amalfi 

Gli Angioini

 

 

 

 

 

Derivazione del nome

Nel pieno della guerra sociale del 89 a.C., a Lucio Cornelio Silla toccò il comando della Campania dove combatteva con molto successo contro i Sanniti. Molte furono le sue conquiste come ad esempio Pompei, Ercolano, ma egli prediligeva principalmente una zona posta ai piedi del Monte Pendolo dalla cui posizione, con le spalle guardate dai Monti Lattari e l’acqua assicurata dalle ricche sorgenti della Valle dei Mulini, Silla poteva controllare i movimenti dell’esercito sannita e chiudere nella morsa la città di “Stabiae”, che stremata, alla fine, cadde nelle sue mani e fu distrutta. A tale proposito va ricordato che la località di Sigliano fu certamente “oppidum sillanum” cioè uno dei luoghi strategici che Silla fece occupare e fortificare dai suoi soldati sia per le sue caratteristiche territoriali, poiché facilmente difendibile, sia per le sue caratteristiche salutari.

Tesi ormai consolidate affermano che il nome di Gragnano derivi proprio dalla “Gens Grania” di origine romana che aveva vasti possedimenti nella zona, come del resto lo testimonia la tomba rinvenuta nel 1931 a Castello e su cui era incisa la seguente iscrizione: hospes siste nisi molestum est / perspice monementum quod / sibi Publius filius Publi Granius / sibi suisque vivus fecit; vale a dire: viandante fermati, se non ti dispiace, ed osserva questa tomba che Publio Granio figlio di Publio per se e per i suoi fece costruire. Oltre alla Gens Grania anche altre nobili famiglie romane possedevano ville ed ampi “praedia” rustici, infatti nomi come Varano, Scanzano, Rovigliano, indicano tutti nomi di antiche famiglie della Gens Varia, Scandia e Robilia.

La storia di Gragnano inizia da questa nobile gente che possedeva ville signorili in questo amenissimo luogo tra l’altro molto fertile e in cui si coltivavano la sacra spiga e la pregiata vite.  

 

Le invasioni barbariche

La terribile eruzione vesuviana del 79 d.c., che distrusse le città e modificò la situazione dei luoghi, arrecò non poco danno alle bellissime ville di Gragnano che furono sepolte sotto uno strato di lapillo. Ma i Gragnanesi, con tenace lavoro ricostruirono le loro abitazioni e ricominciarono le coltivazioni su una terra resa ancora più fertile dal materiale vulcanico. Questo progresso cui Gragnano si avviava nonostante tutto fu interrotto da quel fenomeno di decadenza che si abbattè su tutta la penisola fino alla fine del secolo V epoca in cui tutte le città d’Italia si spopolarono , i campi furono abbandonati e le campagne diventarono paludi.

Fu in questo periodo che Gragnano si ridusse ad un borgo montano e venne considerata parte di Stabia e con essa confusa. Ma le scoperte archeologiche fatte dal 1700 in poi danno la prova eclatante della sua antichità poiché se fino al quinto secolo l’importanza di questa città si oscurò il periodo che va dal VI secolo al XI secolo fu assai importante per la storia gragnanese. Infatti durante questo periodo non solo si combattè su tutto il suolo campano l’ultima battaglia tra Greci e Goti che pose fine alla dominazione gotica in Italia, ma fu anche in questo periodo che i Gragnanesi si costruirono il baluardo castello contro l’invasione dei Barbari ed acquistarono la piena ed intera autonomia da Stabia e si aggrega ad Amalfi.  

 

Il Castello

La lotta feroce fra i Goti ed i Greci, combattutasi presso Gragnano con le sue inevitabili conseguenze e la minaccia di mali maggiori, spinsero i Gragnanesi a costruirsi un luogo dove potersi rifugiare al momento del pericolo, e difendere agevolmente se stessi le loro donne i loro fanciulli ed i loro beni. Sorse così, in una posizione naturale eccellente, all’imboccatura di un torrente il Castello di Gragnano. Esso era cinto da tre ordini di mura con delle bellissime torri che circondavano le abitazioni. Nel centro delle torri fu rinvenuta una statuetta, in parte consumata,  raffigurante Esculapio che tuttora si vede in un tempietto alle spalle dello stesso Castello. Essa  ha una serpe che le cinge con quattro nodi le gambe, con la mano sinistra stringe al petto un papiro e sulla sua testa è poggiato un uccello.

Si pensa quasi con certezza che questa statuetta facesse parte dell’ambone su di cui i sacri ministri in quell’epoca poggiavano i papiri nel leggere al popoli o cantare tratti delle sacre pagine. Le vicende del tempo hanno lasciato un’impronta dolorosa su quel castello che ora è ridotto in rovina.  

 

I Longobardi ed i Musulmani

Gli avvenimenti successivi dimostrarono quanto fossero stati previdenti i gragnanesi a costruirsi il castello poiché non erano trascorsi quindi anni dall’annientamento gotico in Italia che altri barbari i Longobardi sotto la guida del loro re Albonio invasero la nazione.

Anche Gragnano conobbe le selvagge invasioni barbariche specialmente quelle intorno al mille quando una banda di Longobardi piombò all’improvviso sulla città devastando una gran parte del territorio. Non solo, subito dopo i gragnanesi dovettero arrestare la marcia dei musulmani. La battaglia si svolse violentissima tanto è vero che il luogo ancora definito la “carneficina” fu teatro di numerosissime morti. Dopo questa inutile guerra Gragnano entrò a far parte del ducato napoletano e costituì insieme a Stabia, Sorrento e Lettere la cosiddetta “regione sorrentina”.  

 

Annessione ad Amalfi

Ma l’evento più importante è senz’altro quando Amalfi svincolatasi dalla soggezione napoletana occupò Gragnano e ne accrebbe l’efficienza bellica. Così esso entrò a far parte della grande famiglia amalfitana beneficiando delle sue istituzioni e delle sue leggi poiché Amalfi non considerava la città che faceva parte del suo stato come terra da sfruttare anzi i gragnanesi godevano di tutti i privilegi degli amalfitani. Il legame fra questi due popoli si mantenne saldissimo fino a quando Ruggiero il Normanno conquistò la Repubblica marinara e l’aggregò alla monarchia da lui fondata con il conseguente distacco di Gragnano da Amalfi che non determinò però la distruzione delle relazioni commerciali tra i due paesi anzi questi ultimi si intensificarono.  

 

Gli Angioini

La regina Sancia moglie di re Roberto della famiglia degli Angioini scelse di vivere a Gragnano, presso Sigliano, perché attratta dalla salubrità dell’aria e con la speranza di migliorare la propria salute. Ella una volta defunta venne seguito a ruota da Giovanna I e dalla Regina Margherita che innamorata dalle bellezze naturali vi veniva spesso per vacanza. La presenza della famiglia reale determinò un periodo detto “angioinico” in cui Gragnano cominciò ad ingrandirsi ed abbellirsi e si avviò a conquistare il carattere di cittadina industriale ed agricola.

Parlare ancora della storicità di questa località significa fare riferimento ai Borboni, agli Austriaci, agli Aragonesi ma significherebbe dilungarci troppo e distoglierci da ciò che deve essere al centro di questo resoconto in quanto ciò che veramente si deve evidenziare è l’importanza che Gragnano a livello turistico può avere facendosi forte di questo patrimonio storico culturale, anche se accennato in modo piuttosto sommario.