E’ con le parole del grande Eduardo che mi accingo a descrivere un piccolo grande vino che ha accompagnato la storia dei nostri luoghi e la cultura delle nostre genti.

Infatti vino e cultura vanno a braccetto ed il Gragnano è sempre stato presente sulle tavole dei grandi ma anche della povera gente, è il compagno che esalta le gioie dei momenti sereni senza tradire il commensale. E’ un vino per tutte le occasioni ma non un vinello, un degno ospite della vera cucina napoletana.

Scrive Mario Soldati : “Finalmente il Gragnano…. Un piccolo vino, ma….insuperabile.”

 

Un po’ di storia

Una tradizione storica assegna alla coltivazione della vite nella nostra zona una datazione aggiratesi intorno al I secolo  e cioè a poco dopo che il Vesuvio con la sua eruzione del 75 aveva cacciato su per le alture i profughi di Stabia e Pompei. Quindi già all’epoca la coltura della vite era intensamente praticata, come testimoniato dai numerosi vasi vinari ritrovati ancora intatti nelle villae dissepolte nel nostro territorio. La vera gloria ed ascesa del vino di Gragnano può avere una datazione precisa: l’avvento al trono di Napoli di Gioacchino Murat. Il nuovo Re fece infatti giungere dalla Francia enologi esperti e geologi per impiantare nelle nostre zone colture viticole simili a quelle francesi. Gli esperti fermarono la loro attenzione sui territori di Gragnano, Casola e Lettere ed introdussero sia la coltura  a spalliera, fino ad allora ignota ai nostri vignaioli, sia nuovi vitigni francesi. Il defunto Diogene Dello Ioio agronomo locale descrive in un articolo del “Roma” datato 20/02/1940 le caratteristiche del vino di Gragnano ed elenca i vitigni dai quali veniva ottenuto:”limpido, di colore rosso rubino, di sapore leggermente dolce, un poco frizzante, di gusto morbido, vellutato. I vitigni caratteristici sono Jaculillo, Palombina, Aglianico, Olivella, del Gelse, Tintore, Castagnara.” Nello stesso articolo l’agronomo gragnanese menziona un vitigno coltivato anticamente nelle colline di Gragnano; il Mangiaguerra  già all’epoca estinto.  Attualmente la coltivazione della vite nel nostro territorio è attuata nella maggior parte dei casi con il vecchio sistema della pergola a tralcio lungo. Nel 1988, finalmente la svolta ed il riconoscimento DOC per il nostro vino citato già da Plinio, Galeno, Columella.

 

  Caratteristiche del Gragnano

Colore rosso rubino più o meno intenso

Spuma vivace evanescente                                                                                            

Odore vinoso, intenso, fruttato con retrogusto di viola appassita                     

Sapore frizzante, sapido, di medio corpo, nettamente vinoso, morbido, vena amabile

Gradazione alcolica min. 10-11%            

Vitigni :

- Piedirosso ( Per’e Palummo) (min.40%)

- Sciascinoso (olivella Bastarda) e/o Aglianico (max 20%)

- altri (Castagnara,Tintore, San Francesco ecc.) (max 20%)   

 

Come servirlo ...

Viene catalogato fra i vini rossi giovani cioè fra quei vini da bersi dall’inizio del primo anno successivo alla vendemmia. Nonostante il colore è un vino da servire freddo di cantina  dopo averlo arieggiato per una buona ora in modo da farlo trovare a suo agio nel nuovo ambiente come si conviene ad un ospite di tutto riguardo. Il bicchiere adatto è un calice di dimensione limitata.

 

Abbinamenti

Un buon abbinamento è con la pizza margherita e napoletana, con salsicce e friarielli, con il sartù di riso e con il pollo fritto, anche se secondo me (scusate il campanilismo) il nostro Giovine si trova nel suo con qualsiasi pietanza.

 

Quindi con il buon Monsignor Molinari concludo:

“Si vivere vis sanus Graniani pocula bibe”

Dr. Vincenzo Scola